lunedì, 31 maggio 2004
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esistono persone nelle nostre vite che ci rendono felici
per il semplice caso di avere incrociato il nostro cammino.
Alcuni percorrono il cammino al nostro fianco,
vedendo molte lune passare, gli altri li vediamo appena
tra un passo e l'altro. Tutti li chiamiamo amici
e ce sono di molti tipi.
Talvolta ciascuna foglia di un albero rappresenta
uno dei nostri amici. Il primo che nasce
è il nostro amico Papà e la nostra amica Mamma,
che ci mostrano cosa è la vita.
Dopo vengono gli amici Fratelli,
con i quali dividiamo il nostro spazio affinché
possano fiorire come noi.
Conosciamo tutta la famiglia delle foglie
che rispettiamo e a cui auguriamo ogni bene.
Ma il destino ci presenta altri amici
i quali non sapevamo avrebbero incrociato il nostro cammino.
Molti di loro li chiamiamo amici dell'anima, del cuore. Sono sinceri,
sono veri. Sanno quando non stiamo bene,
sanno cosa ci fa felici.
E alle volte uno di questi amici dell'anima
si installa nel nostro cuore e allora lo chiamiamo innamorato.
Egli da luce ai nostri occhi, musica alle nostre labbra,
salti ai nostri piedi. Ma ci sono anche quegli amici di passaggio,
talvolta una vacanza o un giorno o un'ora.
Essi collocano un sorriso nel nostro viso
per tutto il tempo che stiamo con loro.
Non possiamo dimenticare gli amici distanti,
quelli che stanno nelle punte dei rami
e che quando il vento soffia appaiono sempre tra una foglia e l'altra.
Il tempo passa, l'estate se ne va,
l'autunno si avvicina e perdiamo alcune delle nostre foglie,
alcune nascono l'estate dopo, e altre permangono per molte stagioni.
Ma quello che ci lascia felici è che le foglie
che sono cadute continuano a vivere con noi,
alimentando le nostre radici con allegria.
Sono ricordi di momenti meravigliosi
di quando incrociarono il nostro cammino.

Oggi e sempre........ semplicemente perché ogni persona che passa nella nostra vita è unica.
Sempre lascia un poco di se e prende un poco di noi.
Ci saranno quelli che prendono molto, ma non ci sarà chi non lascia niente.
Questa è la maggior responsabilità della nostra vita e la prova evidente che due anime non si incontrano per caso.

                                         

Voglio dire un grazie particolare a Alfrojul

e dedico una buona serata a tutti!

 













































Piccoli Pensieri sussurati alle 21:58 | commenti (2)






sabato, 29 maggio 2004
 

 

 

 

 

 

 

   

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   Prendi un sorriso,
regalalo a chi non l'ha mai avuto.
  Prendi un raggio di sole,
fallo volare là dove regna la notte.
  Scopri una sorgente,
fa bagnare chi vive nel fango.
  Prendi una lacrima,
posala sul volto di chi non ha pianto.
  Prendi il coraggio,
mettilo nell'animo di chi non sa lottare.
  Scopri la vita,
raccontala a chi non sa capirla.
  Prendi la speranza,
e vivi nella sua luce.
  Prendi la bontà,
e donala a chi non sa donare.
  Scopri l'amore,
e fallo conoscere al mondo.

~ Mahtma Gandhi ~

 

                                  

 

Buon fine settimana a tutti!

                                          




















Piccoli Pensieri sussurati alle 13:09 | commenti (13)






giovedì, 27 maggio 2004
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La luna quella mattina non voleva proprio saperne di lasciare il posto al sole."Voglio
restare ancora un po'",disse, "ma come posso fare, il sole è così luminoso che non mi  vedrà
più nessuno...". Allora la luna chiese ad una stella sua amica se poteva parlarne lei al
sole. Temeva che lui potesse aversene a male. "D'accordo, glielo dirò io, ma credo che lui avrà fretta
di alzarsi, stamattina!" e così fece un fischio al sole, che era ancora mezzo addormentato.
"Luna vorrebbe splendere ancora un pò' ", gli riferì, "cosa ne pensi?": Il sole rispose: "Mmmmh...non è mai contenta! La faccio risplendere per  parecchi giorni e tutti sono felici di poterla vedere, quando guardano in su, nelle notti serene...Però, a quanto pare, non le basta! Il giorno è mio, lei deve ritirarsi come faccio io di notte!". La stella scoltava in silenzio. "Perciò dille pure che non se ne parla proprio, il mondo ha bisogno del mio calore e della mia luce!" Così la stella informò la luna di ciò che il sole, un po' contrariato, le aveva detto. "Peccato...non ho proprio voglia di ritirarmi", pensò, "e per fargli un dispetto mi nasconderò per i prossimi tre mesi, così la gente mi rimpiangerà e se la prenderà con il sole, che è così egoista!".

Passarono i tre mesi, e tutta la gente si chiedeva che fine avesse fatto la luna. "Ma dove sono le notti di luna piena?" E gli spicchi di luna?". Intanto non c'erano neanche più le maree, e l'acqua del mare restava immobile, senza più nè crescere nè ritirarsi... I contadini non sapevano più quando dovevano seminare o potare le piante, gli innamorati non potevano più sognare abbracciati guardando la luna, i marinai non potevano più navigare sotto il cielo rischiarato dai suoi pallidi raggi... Tutti cominciarono a pensare che qualcuno l'avesse rapita, oppure che la luna si fosse nascosta perchè triste... La stella sua amica, che seguiva tutto quello che accadeva di notte, andò a cercarla per poterla informare di quanto stava succedendo. "Gli uomini non possono capire le tue ragioni, tu sei così importante per loro... Devi pensare che sei indispensabile di notte, così come il sole lo è di giorno... Avete due compiti diversi, ma sono entrambi molto importanti! Non puoi prendertela con lui se devi lasciargli il posto, è una legge della natura...".E così dicendo si allontanò, perchè il sole stava per sorgere, e anche lei doveva andarsene. La luna l'aveva ascoltata pensierosa. Eh sì, in effetti anche a lei mancavano tutte quelle cose che faceva normalmente, come muovere le acque del mare, far innamorare le persone, favorire i lavori dei contadini... E poi era così divertente, a volte, mettersi proprio fra la terra e il sole, per fargli i dispetti e togliergli un pò di luce, anche se poi i dispetti li facevano anche a lei, specie quando la terra si sistemava fra lei e il sole e la faceva diventare rossa..."Forse ho sbagliato a sparire così... Saranno tutti contenti di rivedermi!". E così, la sera, quando il sole si nascose dietro l'orizzonte, la luna cominciò di nuovo a splendere, e il sole, da là dietro, sorrise sornione, pensando che la luna era davvero, ma davvero "lunatica"!

                                                   

           Buona notte a tutti!

 

 

 








Piccoli Pensieri sussurati alle 22:27 | commenti (4)




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 Ho inserito questa cartolina di Ginevra poichè penso

che i versi di Gibran siano molto veri...impariamo ad ascoltare soprattutto

i silenzi che ci arrivano dalle persone a noi care, il loro cuore,

i loro stati d'animo...impariamo a capire quando  basta solo un gesto..

e non inutili parole..

 

Vi auguro una buona giornata...

                                                                   

 

 



Piccoli Pensieri sussurati alle 10:48 | commenti (3)






mercoledì, 26 maggio 2004
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Dai il meglio di te...

L'uomo è irragionevole, illogico, egocentrico
non importa...amalo
Se fai il bene, ti attribuiranno secondi fini egoistici
non importa...fà il bene
Se realizzi i tuoi obiettivi, troverai falsi amici e veri nemici
non importa...realizzali
Il bene che fai verrà domani dimenticato
non importa...fà il bene
L'onestà e la sincerità ti rendono vulnerabile
non importa...sii franco e onesto
Quello che per anni hai costruito può essere distrutto in un attimo
non importa...costruisci
Se aiuti la gente, se ne risentirà
non importa...aiutala
Da' al mondo il meglio di te, e ti prenderanno a calci
non importa...dà il meglio di te

~ Madre Teresa ~

 

                                         


 



















Piccoli Pensieri sussurati alle 14:11 | commenti (6)






lunedì, 24 maggio 2004
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L'amore è sempre nuovo. Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita:
ci troviamo sempre davanti a una situazione che non conosciamo.
L'amore può condurci all'inferno o in paradiso,
comunque ci porta sempre in qualche luogo.
E' necessario accettarlo,
perchè esso è ciò che alimenta la nostra esistenza.
Se non lo accettiamo, moriremo di fame
pur vedendo i rami dell'albero della vita carichi di frutti:
non avremo il coraggio di tendere la mano e di coglierli.
E' necessario ricercare l'amore là dove si trova,
anche se ciò potrebbe significare ore, giorni,
settimane di delusione e di tristezza.
Perchè, nel momento in cui partiamo in cerca dell'amore,
anche l'amore muove per venirci incontro, e ci salva...
  

                          ~ P. Coelho ~

 

                                                         

                                                     Buon inizio settimana...

 

 

















Piccoli Pensieri sussurati alle 12:36 | commenti (8)






domenica, 23 maggio 2004
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

"C'era una volta un re che aveva perduto un anello prezioso. Cerca qua, cerca là, non si trova. Mise fuori un bando che se un astrologo gli sa dire dov'è, lo fa ricco per tutta la vita.
C'era un contadino senza un soldo, che non sapeva né leggere né scrivere, e si chiamava Gambara.
- Sarà tanto difficile fare l'astrologo? - si disse. - Mi ci voglio provare. E andò dal Re.
Il Re lo prese in parola, e lo chiuse a studiare in una stanza. Nella stanza c'era solo un letto e un tavolo con un gran libraccio d'astrologia, e penna carta e calamaio. Gambara si sedette al tavolo e cominciò a scartabellare il libro senza capirci niente e a farci dei segni con la penna. Siccome non sapeva scrivere, venivano fuori dei segni ben strani, e i servi che entravano due volte al giorno a portargli da mangiare, si fecero l'idea che fosse un astrologo molto sapiente.
Questi servi erano stati loro a rubare l'anello, e con la coscienza sporca che avevano, quelle occhiatacce che loro rivolgeva Gambara ogni volta che entravano, per darsi aria d'uomo d'autorità, parevano loro occhiate di sospetto. Cominciarono ad aver paura d'essere scoperti e, non la finivano più con le riverenze, le attenzioni: - Si, signor astrologo! Comandi, signor astrologo!
Gambara, che astrologo non era, ma contadino, e perciò malizioso, subito aveva pensato che i servi dovessero saperne qualcosa dell'anello. E pensò di farli cascare in un inganno.
Un giorno, all'ora in cui gli portavano il pranzo, si nascose sotto il letto. Entrò il primo dei servi e non vide nessuno.
Di sotto il letto Gambara disse forte: - E uno!- il servo lasciò il piatto e si ritirò spaventato.
Entrò il secondo servo, e sentì quella voce che pareva venisse di sotto terra: - E due! - e scappò via anche lui. Entrò il terzo, - E tre!
I servi si consultarono: - Ormai siamo scoperti, se l'astrologo ci accusa al Re, siamo spacciati. Cosi decisero d'andare dall'astrologo e confessargli il furto.
- Noi siamo povera gente, - gli fecero, - e se dite al Re quello che avete scoperto, siamo perduti. Eccovi questa borsa d'oro: vi preghiamo di non tradirci.
Gambara prese la borsa e disse: - lo non vi tradirò, però voi fate quel che vi dico. Prendete l'anello e fatelo inghiottire a quel tacchino che c'è laggiù in cortile. Poi lasciate fare a me.
Il giorno dopo Gambara si presentò al Re e gli disse che dopo lunghi studi era riuscito a sapere dov'era l'anello.
- E dov'è? –
- L'ha inghiottito un tacchino. -
Fu sventrato il tacchino e si trovò l'anello. Il Re colmò di ricchezze l'astrologo e diede un pranzo in suo onore, con tutti i Conti, i Marchesi, i Baroni e Grandi del Regno.
Fra le tante pietanze fu portato in tavola un piatto di gamberi. Bisogna sapere che in quel paese non si conoscevano i gamberi e quella era la prima volta che se ne vedevano, regalo di un re d'altro paese.
- Tu che sei astrologo, - disse il Re al contadino, - dovresti sapermi dire come si chiamano questi che sono qui nel piatto.
Il poveretto di bestie così non ne aveva mai viste né sentite nominare. E disse tra sé, a mezza voce: - Ah, Gambara, Gambara… sei finito male!
- Bravo! - disse il Re che non sapeva il vero nome del contadino. - Hai indovinato: quello è il nome: gamberi! Sei il più grande astrologo del mondo."

~I. Calvino~

                                                                                 

FAIREEY SONGS

A little faireey has a song,
A song that's sung,
That's sung all along.

A faireey has a simple mind,
That does play tricks,
hat we will not find.

A faireey sees all below,
It sees you,
It sees the snow.

A faireey sings it's simple song,
About it's tricks,
And weather all along.

 

 






























Piccoli Pensieri sussurati alle 19:04 | commenti (1)






sabato, 22 maggio 2004
 


 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Buon fine settimana a tutti...

 

 




Piccoli Pensieri sussurati alle 10:09 | commenti (2)






venerdì, 21 maggio 2004
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

...e continua la nostra favola di ieri..

......... "si avvicinò in punta di piedi verso la porta socchiusa del salotto. Come era meraviglioso ciò che vide! Le lampade erano spente, è vero, ma i raggi della luna entravano dalla finestra e ogni cose sembrava illuminata a giorno. I giacinti e i tulipani della mamma stavano allineati su due file: tutti i vasi erano vuoti. Poi i tulipani si inchinarono davanti ai giacinti e li presero per mano; quindi incominciarono un allegro girotondo interrompendolo spesso con variazioni e figure graziosissime. Al pianoforte era seduto un grosso giglio giallo che la piccola Ida aveva veduto in giardino durante l'estate. Anzi, ricordava che lo studente aveva commentato: "Guarda come quel giglio assomiglia alla signorina Carolina". Tutti si erano burlati d lui, ma la piccola Ida aveva notato che il giglio assomigliava davvero in modo sorprendente a quella signorina. Anche adesso, mentre suonava il pianoforte, aveva proprio il suo modo di fare: chinava il lungo viso giallo un po' da una parte e un po' dall'altra e batteva il tempo con la testa. Nessun fiore si era accorto della piccola Ida. Un grande croco blu saltò sul tavolino dove stavano i giocattoli ed andò ad aprire le cortine del letto dove riposavano i fiori ammalati. I fiori si misero a sedere e dichiararono di sentirsi bene e di voler ballare come tutti gli altri. Scesero subito dal letto, tanto freschi e belli che il flaconcino di profumo fatto come un vecchio ometto fece loro i complimenti. Poi il ballo divenne generale. A un tratto qualche cosa di rumoroso cadde dal tavolo: era il frustino che saltava a terra; anche lui voleva prendere parte alla festa dei fiori. Al suo manico era appoggiata, per caso, una bambolina di cera, che aveva un largo cappello nero e rotondo, molto simile a quello del consigliere. Il frustino saltò in mezzo ai fiori sui tre trampoli rossi e si mise a battere il tacco ballando una marzurka. Non c'era che lui che ne fosse capace: i fiori erano troppo leggeri e non avrebbero mai potuto fare tanto rumore con i tacchi. A un tratto la bambolina di cera che stava aggrappata al manico del frustino, diventò lunga lunga, volse verso gli altri fiori la testa coperta dal grande cappello nero e rotondo, e disse ad alta voce:
- Come si possono mettere idee simili nella testa di una bambina? Sono soltanto scocche e inutili fantasie.
La bambola di cera in quel momento assomigliava davvero al vecchio consigliere; aveva lo stesso colorito giallo e la stessa aria arcigna e brontolona. Allora i fiori, indignati, incominciarono a picchiarla, ed ella subito rimpicciolì e ridiventò la bambolina di prima. Ida non poté trattenersi dal ridere. Il frustino continuava a battere i tacchi saltellando come un matto e il consigliere, cioè la bambolina, che gli stava aggrappata addosso, era costretta a ballare con lui, sbatacchiando in tutte le direzioni il gran cappello nero. Infine gli altri fiori intercedettero per lei, specialmente quelli che avevano dormito nel lettino della bambola e finalmente il frustino si fermò e si ritirò tranquillo in un angolo.In quel momento si sentì qualcuno che chiuso nel cassetto, batteva colpi contro la parete di legno per farsi aprire. L'omino fatto col flaconcino di profumo, riuscì a sdraiarsi sul tavolo e a schiudere il cassetto; dalla fessura sbucò la bambola Sofia che si guardò intorno tutta sorpresa.
- C'è dunque un ballo, qui? - esclamò risentita. - Perché nessuno mi ha invitato? Ci sarei venuta volentieri!
- Vuoi ballare con me? -chiese l'omino del profumo.
- Ma guarda un po' che razza di ballerino!- commentò la bambola con disprezzo: e gli voltò le spalle.
Sperava che un fiore l'invitasse, ma nessuno sembrava accorgersi di lei. Tossì, fece um.!….um!…con la voce,ma inutilmente. Intanto l'omino si era messo a ballare da solo e vi riusciva benissimo. Allora Sofia, decisa a richiamare a tutti i costi l'attenzione generale, si lasciò cadere con gran fracasso dal cassetto sul pavimento. Tutti i fiori accorsero per rialzarla e domandarle se si era fatta male; ma Sofia stava benissimo: voleva soltanto ballare. Allora i fiori che avevano dormito nel suo lettino, la presero per mano e incominciarono a danzare con lei proprio nel mezzo della stanza, dove più chiara cadeva la luce della luna. Tutti gli altri fiori fecero circolo battendo il tempo con le mani. Sofia era tanto felice che offerse ai fiori il suo lettino per sempre, dichiarando che sarebbe stata contentissima di dormire nel cassetto. I fiori risposero:
- Ti ringraziamo tanto, ma noi non possiamo vivere a lungo. Domani saremo morti. Devi dire alla piccola Ida di seppellirci nell'angolo del giardino dove poco tempo fa ha sepolto il suo canarino. In estate resusciteremo e saremo più belli ancora di oggi.
- No, non dovete morire! - esclamò Sofia.
In quel momento la porta del salotto si spalancò e una folla di splendidi fiori entrò danzando. In testa al corteo camminavano due belle rose che portavano due corone d'oro: erano il re e la regina. Dietro di loro veniva una fanfara, formata da papaveri e peonie. Le trombe erano baccelli di piselli e i fiori vi soffiavano con tanta forza da averne il viso tutto rosso: i giacinti azzurri e i bucaneve suonavano a distesa i loro campanellini come se fossero campanelli veri. La musica era deliziosa. Poi tutti i fiori si unirono alla compagnia e zinnie, pratoline margherite e gli altri si abbracciarono e incominciarono a ballare. Era uno spettacolo davvero meraviglioso. Quindi tutti si augurarono la buona notte e la piccola Ida ritornò a letto, dove rimase sveglia a lungo ripensando a tutto ciò che aveva visto. L'indomani, appena alzata, corse al tavolino dei giocattoli per vedere i se i fiori c'erano ancora nel lettino di Sofia. C'erano, ma molto più avvizziti dl giorno prima. Sofia era coricata nel cassetto e sembrava avere molto sonno.
- Ti ricordi ciò che dovevi dirmi - domandò Ida.
Sofia non rispose nemmeno una parola.
- Non sei gentile - disse Ida. - Eppure i fiori hanno ballato con te!
Sofia non rispose nemmeno questa volta, ma la piccola Ida sapeva che cosa doveva fare. Prese una scatola e vi collocò delicatamente i fiori morti.
- Ecco la vostra piccola bara, o meglio, il vostro nuovo lettino - disse - quando verranno i miei cugini oggi, mi aiuteranno a seppellirvi.
I cugini della piccola Ida erano due allegri ragazzi che si chiamavano Giovanni e Adolfo. Giunsero nel pomeriggio indossando una maglietta gialla e calzoncini blu. Volevano mostrare a Ida l'ultimo regalo del babbo, una balestra nuova nuova, che funzionava come quelle degli antichi balestrieri. Ida narrò loro la morte dei fiori e li invitò a partecipare al funerale. I due ragazzi camminavano davanti, la balestra in spalla e la piccola Ida li seguì con i fuori morti nella graziosa bara. Scavarono una fossa in fondo al giardino e Ida, dopo aver baciato i fiori depose la cassettina nella terra, mentre Giovanni e Adolfo tiravano un colpo di balestra in segno di onore."

~H.C. Andersen~

 

                                          

 




















Piccoli Pensieri sussurati alle 18:49 | commenti (3)






giovedì, 20 maggio 2004
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                                     I Fiori della piccola Ida

 

"Poveri fiori! Sono tutti appassiti. Eppure ieri erano tanto belli! - esclamò con rammarico la piccola Ida, guardando il suo mazzo dai petali raggrinziti. - Che cosa è success, dunque? - proseguì rivolta allo studente seduto sul divano.
Voleva bene allo studente, perché sapeva raccontare tante storie e ritagliava file di pupazzetti di carta che si tenevano per mano e si potevano far ballare e fabbricava persino castelli con le porte che si aprivano. Ero proprio bravo e il tempo con lui passava in un attimo
- Te lo dico io , che cosa è successo - rispose lo studente.
- Oh, ti prego racconta - disse la bambina.
- I tuoi fiori questa notte sono andati al ballo e per questo ora sono così stanchi e sfiniti.
- Ma i fiori non sanno ballare! - esclamò la piccola Ida.
- E invece si. Quando noi andiamo a letto e ci addormentiamo, i fiori incominciano a far salti e si danno alla pazza gioia.
- E i bambini possono andare al ballo? - chiese la piccola Ida
- Soltanto i bambini dei fiori, cioè i fiorellini piccoli, come le margherite, i mughetti, e i non ti scordar di me.
- E dove vanno a ballare?
- Nel castello del re, quello che sorge fuori la porta e che è circondato da un immenso giardino. Il re vi abita soltanto d'estate, lo sai.
- Ma sono andata ieri con la mamma, in quel giardino - replicò la piccola Ida - non c'era un solo fiore sulle aiuole e nemmeno una foglia sugli alberi. Dov'erano, dunque?
- Nel castello. Quando il re torna in città seguito da tutti i suoi cortigiani, i fiori lasciano il giardino ed entrano nelle sale. Sul trono siedono le due rose più belle, e sono il re e la regina; le creste di gallo si allineano ai due lati e fanno da guardie d'onore, e tutti gli altri fiori sono invitati al ballo. Le violette azzurre rappresentano gli ufficiali di marina; i giacinti sono damigelle, i tulipani le dame incaricate di sorvegliare l'andamento della festa.
- Ma chi ha dato ai fiori il permesso di danzare nel castello del re?
- Oh, non c'è bisogno di permesso, perché quasi nessuno lo sa. E' vero che qualche volta, di notte, arriva il vecchio sorvegliante a fare una ispezione, ma ha un grosso mazzo di chiavi il cui tintinnio si sente a distanza.
- E i fiori quando lo sentono non hanno paura?
- Non appena se ne accorgono si mettono fermi fermi, oppure si nascondono dietro le tende sporgendo solo la testa.
- E il sorvegliante non sente il loro profumo?
- Si, avverte che c'è qualcosa di insolito nell'aria, ma non riesce a capire che cosa sia.
- Come mi piacerebbe vedere danzare i fiori! - esclamò la piccola Ida battendo le mani. - Sarebbe una cosa stupenda!
- Chissà che tu non ci riesca - rispose lo studente. - Quando tornerai nel giardino del re, prova a guardare attentamente attraverso le finestre e vedrai uno strano movimento.
- E i fiori del giardino pubblico vanno anche loro al ballo? Come possono arrivare fino a là? Il castello infatti è molto lontano dalla città.
- Volando - spiegò lo studente - non hai visto le farfalle? Non sembrano fiori? Ebbene, appunto sono la stessa cosa: i fiori hanno lasciato il loro gambo per levarsi nell'aria; poi hanno incominciato ad agitare i petali come piccole ali, e così sono riusciti a volare.
- Ma perché soltanto alcuni fiori si sono mutati in farfalle mentre gli altri sono rimasti semplici fiori? - chiese la bambina. - Deve essere molto difficili sapere quali sono i fiori bravi.
- Non è vero - le spiegò lo studente - i fiori bravi sono quelli che profumano nell'aria e offrono il loro nettare alle api affinché il miele diventi migliore.
- Ma la mia amica è andata la primavera scorsa al giardino pubblico e c'erano tanti fiori. Tu pensi che non siano stati invitati alla festa del castello perché erano cattivi?
- Non credo - disse lo studente - può darsi che nessuno abbia parlato loro del castello del re e della festa dei fiori e quindi non ne sappiano niente. Anzi, voglio proporti un esperimento. Tu sai che in nostro vicino di casa è professore di botanica e ha un giardino tutto pieno di fiori. Prova ad entrare in quel giardino e racconta a un fiore di quella festa da ballo. Il fiore lo dirà a tutti gli altri e così potranno partecipare alla festa e se ne andranno nel castello del re. Pensa come rimarrà di stucco il professore di botanica quando scenderà nel suo giardino per innaffiare e potare i fiori e non ne troverà più neppure uno!
- Ma come un fiore potrà dirlo agli altri? I fiori non sanno parlare - obbiettò la piccola Ida.
- E' vero, ma riescono a comunicare ugualmente fra di loro. Non hai mai visto come si piegano e muovono la testa, quando c'è il vento? E' la loro maniera di parlare. Anche le foglie chiacchierano fra loro, quando si agitano tanto.
- E il professore capisce il loro linguaggio?- chiese Ida.
- Certamente. Anzi, una volta si sdegno moltissimo perché vide una ruvida e ispida ortica cercare di stringere amicizia con uno splendido garofano rosso. " Come sei bello! Come ti voglio bene " diceva l'ortica facendo l'occhiolino. E il garofano ascoltava, tutto lusingato. Il professore allora picchiò l'ortica e si punse le dita. Da quel giorno detesta le ortiche e quando ne vede qualcuna cerca di girare al largo.
- E' divertente - disse la piccola Ida.
Nel frattempo un noioso consigliere era entrato e si era seduto sul divano. E, udendo quei discorsi, fece un gesto di disapprovazione.
- Come si possono mettere idee simili in testa a una bambina? - brontolò.
Il consigliere era un vecchietto dalla faccia gialla e portava sempre un largo cappello nero e rotondo. Non provava simpatia per lo studente e continuò a brontolare. Ripeteva fra i denti:
- Come si possono mettere idee simili nella testa di una bambina? Sono solo inutili fantasie!
Ma la piccola Ida non provava, invece il minimo dubbio e quando lo studente se ne fu andato, si avvicinò al suo mazzo di fiori. Tutto era spiegato, adesso: i fiori avevano la testa china perché si sentivano stanchi, dopo aver ballato tutta la notte; bisognava dunque metterli a letto e farli riposare. In un angolo del salotto c'era un tavolino destinato ai giocattoli della piccola Ida, col cassetto pieno di cianfrusaglie; sul tavolino c'era il letto della bambola Sofia, in legno rosa con la coperta e il velo azzurro. Sofia dormiva profondamente, ma la piccola Ida la prese in braccio senza riguardi.
- Bisogna alzarsi! - le disse; - per questa notte potrai dormire nel cassetto. I poveri fiori sono ammalati e hanno bisogno di riposare!
La bambola aveva un'espressione molto contrariata e non rispose nemmeno una parola, tanto si sentiva offesa; ma la piccola Ida la depose nel cassetto, poi mise i fiori nel lettino e li coprì bene con la coperta azzurra. Chiuse anche le cortine di seta celeste affinché la luce non desse loro fastidio, quindi si allontanò in punta di piedi. Ma per tutta la sera non fece che pensare a quanto lo studente le aveva raccontato e, prima di andare a dormire, volle fare una visitina anche ai fiori della mamma, stupendi giacinti e tulipani, freschi e belli nei vasi di cristallo.
- So che andrete al ballo, questa notte - bisbigliò la piccola Ida con aria d'intesa; ma i fiori non mossero una foglia, come se non avessero capito.
Poi Ida andò a letto e, prima di addormentarsi, pensò a lungo alla festa da ballo nel castello del re. "I miei fiori saranno andati di certo" pensava. Si risvegliò durante la notte dopo un sogno confuso, in cui aveva veduto i fiori lo studente e anche il consigliere dal largo cappello nero. Tutto era silenzioso nella casa; il lumino da notte spandeva una diafana luce; il babbo e la mamma dormivano profondamente. "Chissà se i miei fiori sono ancora nel lettino di Sofia?" pensò la piccola Ida "Come mi piacerebbe saperlo". Sedette sul letto e tese l'orecchio. Le pareva che dal salotto giungesse un suono di pianoforte, ma così leggero, come non le era mai capitato di udire.
- Sono certo i miei fiori che ballano - concluse - Oh, come mi piacerebbe vederli! Oh, se entrassero qui!.
Ma i fiori non vennero e il suono del pianoforte continuava dolce e leggero. Infine la piccola Ida non poté più resistere: scivolò dal lettino e, piano piano, si avvicinò in punta di piedi verso la porta socchiusa del salotto.......

Domani vi racconterò come và a finire questa piccola favola di Andersen

                                                                               

                                                                               

 













































Piccoli Pensieri sussurati alle 22:39 | commenti (5)






mercoledì, 19 maggio 2004
 

 

 

 

 

 

 

 

I WILL MAKE YOU A HOUSE WITH A ROOF OF THATCH
AND A WINDOW AS CLEAR AS CRYSTAL DEW AND A DOOR
WITH A KNOCKER OF PEARL AND A SILVER DREAM FOR A LATCH
A CARPET OF BLUE FEATHERS TO LAY ON YOUR FLOOR

AND YOUR BED SHALL BE ROCKED BY THE MUSIC OF WIND AND OF SEA
AND YOUR FIRE SHALL BE LIT BY THE DAFFODIL LIGHT OF SPRING
AND HIGH ON THE SHINING WALL OF YOUR HOUSE SHALL BE
THE BIRD OF JOY IN AN IVORY CAGE TO SING

NEVER A SORROW SHALL ENTER AND NEVER PAIN
NEVER THE SORROWFUL CRY OF THE WIND SHALL FRET
OR YOUR HEART BE SAD OR YOUR EYES DIM AGAIN
SLEEP, O MY HEART OF GOLD SLEEP AND FORGET.

                             THORA STOWELL.

                                                               

 

Una notte magica a tutti!

 

 















Piccoli Pensieri sussurati alle 21:25 | commenti (3)




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                      Aurora....


Sia Aurora
la Luce più bella, tenera e poetica.

Sia Aurora
la vita nuova che spunta fertile d'amore.

....Sia Aurora
l'acqua che gorgoglia festante
riflettendo le cose.

Sia Aurora
il giorno che torna con le sue promesse felici.

Sia Aurora
il sole che illumina e anticipa la vera vita.

(Anonimo)

                               

 

Ringrazio Petalobianco per questa bella poesia e auguro una

Buona giornata a tutti!










Piccoli Pensieri sussurati alle 12:41 | commenti (5)




 

 

 

 

 

 

 

 

 

Come le fate escono fuori dai loro rifugi,
la loro unica protezione sono i fiori.

Dagli umani cercano di non farsi scovare,
ed essi cercano di rubargli uno sguardo.

Appena si siedono e si fermano su di un fiore non restano molto.
Le fate come sono venute se ne rivanno,
ma osserveranno il tuo tempo guardando gli alti e i bassi.

Se siete astuti quanto saggi,
non andate con l'intento di spiarle,
se voi foste una fata non vi piacerebbe
che qualcuno spiasse su di voi.

Comunque se avete fatto le cose per bene,
il tutto si concluderà con un girotondo di fate.

               ~Gabielle Roberts~

 

                                                  

 

 












Piccoli Pensieri sussurati alle 00:20 | commenti (3)






martedì, 18 maggio 2004
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

            ~ Felice giornata a tutti ~

 



Piccoli Pensieri sussurati alle 10:28 | commenti (4)






lunedì, 17 maggio 2004
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

  "C'erano una volta due sorelle di cui nessuno sapeva l'eta'.
Passavano le loro giornate filando e cantando.
 Alcune donne del paese avevano ricevuto in dono dalle due fate bianche una matasse di lino. Le donne beneficate godevano del privilegio di possedere matasse inesauribili;
 ma dovevano lavorare ogni giorno, comprese le feste, anche solo per pochi minuti.
E guai se si lamentavano o filavano controvoglia, perche' tutto scompariva e il lavoro di mesi andava in fumo.
 nel paese abitva una donna molto ambiziosa.
Aveva tre belle figlie e un marito che considerava di posizione sociale non abbastanza elevata. Ma un giorno l'uomo, con imbrogli, era riuscito a fare un buon affare.
 La donna decise di cucirgli un vestito per il giorno della firma del contratto. Penso' allora di andare dalle bianche fate per chiedere loro consiglio.
Le due sorelle offrirono alla donna una matassa di filo d'oro. L'uomo allore si reco' al palazzo del comune per firmare i documenti, con un vestito splendido.
Ma, quando ormai la cerimonia stava per finire, scoppio' una fragorosa risata generale perché il marito della donna ambiziosa, se ne stava in mutande, rosso come un papavero, a guardare quella folla piegata in due dalle risa.
La colpa era della moglie, che era a casa a lavorare al telaio e stava imprecando contro la conocchia fatata che le aveva impedito di assistere alla cerimonia."

 

                                                                                                 

                 Auguro una felice notte a tutti!

 













Piccoli Pensieri sussurati alle 22:23 | commenti (3)




 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Bontà e ragione non sono nella natura, ma esistono in noi,
in noi esseri umani con i quali il caso si diverte;
ma possiamo essere più forti del caso e della natura, anche se solo per pochi istanti.
Possiamo anche essere vicini l'uno all'altro, quando ce n'è bisogno,
e guardarci negli occhi con comprensione;
possiamo amarci e vivere confortandoci a vicenda.

                    ~Hermann Hesse~

                                                      










Piccoli Pensieri sussurati alle 11:45 | commenti (2)






domenica, 16 maggio 2004
 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                              IL SOLE E LA NUVOLA

Il sole viaggiava in cielo, allegro e glorioso sul suo carro di fuoco,
gettando i suoi raggi in tutte le direzioni,
con grande rabbia di una nuvola di umore temporalesco, che borbottava:
"Sciupone, mano bucata, butta via, butta via i tuoi raggi, vedrai quanti te ne rimangono!".
Nelle vigne ogni acino d'uva che maturava sui tralci rubava un raggio al minuto,o anche due;
e non c'era filo d'erba, o ragno, o fiore, o goccia d'acqua che non si prendesse
la sua parte.

"Lascia, lascia stare che tutti ti derubino: vedrai come ti ringrazieranno, quando non avrai più niente
da farti rubare".

Il sole continuava allegramente il suo viaggio, regalando raggi a milioni, a miliardi, senza contarli.
Il sole al tramonto contò i raggi che gli rimanevano: e... guarda un po',
non gliene mancava nemmeno uno.

La nuvola per la sorpresa, si sciolse in grandine.

Il sole si tuffò allegramente nel mare.

                 ~Gianni Rodari~